Alberi e piante anti-smog per la progettazione urbana

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Alberi e piante anti-smog per la progettazione urbana

L’aria in città diventa, o può diventare, più pulita proprio grazie alla coltura di arbusti in grado di accumulare metalli pesanti e particolato. È questa l’assoluta novità finalizzata a combattere l’inquinamento atmosferico. Questa novità risulta innovativa e naturale al 100%. Inserire nel tessuto urbano alcune barriere vegetali può essere considerato il miglior modo per abbattere e attenuare le esalazioni del particolato aero-disperso in città, soprattutto nei luoghi dove si concentrano traffico, impianti termici e combustioni di tipo industriale.

GLI ALBERI ANTINQUINAMENTO

L’Ibimet, Istituto di biometeorologia del Cnr di Bologna, ha redatto una classifica degli esemplari arborei capaci di fornire maggiori risultati in aree fortemente inquinate. I migliori alberi antinquinamento sono: bagolaro (Celtis australis), biancospino (Crataegus spp.), tiglio (Tilia cordata e plathyphyllos), platano (Platanus spp.), acero campestre (Acer campestris), acero riccio (Acer platanoides), acero di monte (Acer pseudoplatanus), albero di giuda (Cercis siliquastrum), ontano nero (Alnus glutinosa), Ippocastano (Aesclulus sp.), gelso nero (Morus nigra), Gingko biloba, orniello (Fraxinus ornus), frassino maggiore (Fraxinus excelsior), leccio (Quercus ilex), melo da fiore (Malus “everest”), mirabolano (Prunus cerasifera), ciliegio selvatico (Prunus avium), sambuco (Sambucus nigra), olmo comune (Ulmus minor), Cerro (Quercus cerris), Liriodendron (Liriodendron tulipifera), Carpino bianco (Carpinus betulus), Tasso (Taxus baccata), Tamerice (Tamarix gallica).

Sambucus nigra

LE PIANTE ANTI-SMOG

Sono invece otto le specie di piante definibili come piante anti-smog: ilex, viburno, viburno lucido, corbezzolo, fotinia, alloro, eleagno e ligustro.

Queste otto piante sono state studiate nel progetto “M.I.A. – Valutazione quantitativa delle capacità di specie arbustive e arboree ai fini della Mitigazione dell’Inquinamento Atmosferico in ambiente urbano e perturbano”. Il progetto è stato finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) e vi ha partecipato anche il Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Cra) con l’Unità di ricerca per il vivaismo a Pescia (Pistoia).

Dallo studio si evince che la piantagione anti-smog è risultata particolarmente efficace poiché, oltre alla riduzione diretta dell’anidride carbonica, è in grado di migliorare il microclima e ridurre l’uso dei combustibili fossili di circa 18 kg/anno per ciascun albero. Ciascuna pianta messa a dimora in ambiente urbano svolge un’azione di riduzione della Co2 equivalente a 3-5 alberi forestali di pari dimensioni.

Il piombo, invece, è risultato differentemente intercettato dalle diverse specie e, tra queste, i maggiori valori di deposito fogliare sono stati riscontrati nell’eleagno, nel ligustro e nel viburno lucido. Tra i mesi di giugno e agosto, nelle città dove si è svolto lo studio, in un periodo di assenza di piogge, il deposito di inquinanti sulle foglie è progressivamente aumentato. È invece diminuito con il verificarsi dei primi eventi piovosi autunnali che, evidentemente, hanno dilavato parte del deposito. Dall’analisi microscopica del PM sulle foglie è emerso che l’eleagno è il miglior accumulatore, con lo 0.60 % dell’area fogliare coperta da PM, mentre il ligustro, con lo 0.27 %, ha mostrato il più basso valore.

L’IMPORTANZA DELLA PROGETTAZIONE

Una corretta progettazione del verde urbano, quindi, può garantire una migliore qualità di vita ed è ormai appurato che, scegliendo le specie idonee di piante, è possibile combattere efficacemente l’inquinamento atmosferico. Una quotidiana esposizione all’aria inquinata può provocare tumori e malattie cardiovascolari come infarti, ictus e problemi di circolazione, seri problemi respiratori come asma e bronchiti, danni infiammatori. Tutto questo si riflette con un costo molto alto per la Sanità.

Biossido di azoto, monossido di carbonio, ozono, anidride solforosa e il particolato atmosferico (PM10 e PM2.5: materiale particellare prodotto dall’inquinamento cittadino) sono gli elementi più pericolosi che possono addirittura uccidere e che, sempre, peggiorano la qualità della vita dei cittadini.

GLI STUDI

Secondo i ricercatori dell’University of Southampton, i cui studi sono stati pubblicati sulla rivista “Landscape and Urban Planning”, è stato stimato che a Londra gli alberi rimuovono ogni anno tra le 850 e le 2.100 tonnellate di Pm10. Uno studio condotto dai ricercatori americani nel 2010 ha mostrato addirittura che gli alberi e le foreste degli Stati Uniti hanno rimosso 17,4 milioni di tonnellate di inquinamento atmosferico con effetti positivi sulla salute umana valutati in 6,8 miliardi di dollari. Tale studio è stato pubblicato sulla rivista “Enviromental Pollution”. Invece, una ricerca di alcuni anni fa aveva posto l’attenzione sulle chiome frondose di Quercus pubescens e Quercus ilex dimostrando, di fatto, come essa fosse fondamentale per lo stoccaggio del carbonio. La roverella in estate assorbe maggiore CO2 grazie alla sua chioma più grande con 185 kg l’anno mentre il leccio ne elimina 151 kg l’anno. Questi dati dovrebbero imporre una maggiore attenzione in merito alle potature degli alberi cittadini che andrebbero gestite con maggior consapevolezza.

ANCHE I FRANGIVENTO HANNO IL LORO MERITO

Infine, vogliamo sottolineare l’importanza degli alberi frangivento, ossia tutte quelle piante capaci di formare una barriera efficace alle correnti. Gli alberi sono dei filtri per l’aria, grazie al processo della fotosintesi clorofilliana che assorbe anidride carbonica e produce ossigeno. Essi trattengono, tramite le foglie, il tronco e le ramificazioni, una grande quantità di particolato atmosferico e gas inquinanti. Gli stomi sono presenti sulla pagina inferiore della foglia e la loro funzione è consentire lo scambio gassoso fra l’interno e l’esterno della pianta. Il processo di neutralizzazione degli inquinanti avviene attraverso una serie di processi chimici interni alla pianta. Secondo gli esperti della American Forestry Association, il valore complessivo di un albero urbano di 50 anni è di circa 57.000 dollari ed è stato studiato come un albero di circa 20 metri di altezza con una chioma di 10 metri x 10 metri possa assorbire in un anno circa 1 kg di particolato atmosferico.



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