Urbanistica tattica

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Urbanistica tattica

Cosa sono esattamente? A cosa servono? E dove possiamo trovarle?

L’urbanistica tattica si può definire come una nuova filosofia di vedere e vivere lo spazio urbano. Questo nuovo approccio si compone di diverse azioni che possono essere fatte sia dai cittadini, sia dalle amministrazioni locali. La finalità è sempre quella di migliorare gli spazi pubblici rendendoli più utili e piacevoli da fruire. Uno dei maggiori problemi delle città italiane è la gestione degli spazi dedicati ai parcheggi per le auto: l’urbanistica tattica prevede soluzioni creative e piacevoli per far sì che pedoni e automobilisti possano attraversarli e utilizzarli al meglio, possano trovare spazi dove fermarsi a leggere, non abbiano difficoltà a camminare in mezzo. Non si tratta di una operazione di pedonalizzazione delle aree di parcheggio, ma semplicemente di un modo diverso di viverle: le auto possono continuare a transitare, ma rispettando certi limiti legati alla velocità e agli spazi.

L’urbanistica tattica è nata piano piano, seguendo una nuova sensibilità ecologica. Non esiste una data precisa di “nascita” di questa disciplina, ma l’inizio lo si fa coincidere con la pubblicazione di un libro molto importante: “Tactical Urbanism: Short-Term Action, Long-Term Change”, pubblicato nel 2011. L’urbanistica tattica altro non è che una rimodulazione dello spazio urbano per renderlo più creativo, più fruibile, più aggregante. Milano è una delle città più all’avanguardia nell’urbanistica. Così come molte altre città del mondo, Milano collabora con Bloomberg Philanthropies: una società no profit guidata dall’imprenditore ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che a fine ottobre ha presentato una guida e un bando (valido solo per città americane) per incentivare le amministrazioni a “riappropriarsi degli spazi cittadini attraverso l’arte”, in particolare attraverso l’uso della vernice sull’asfalto. Esiste anche una guida allegata a questo importante progetto, la “Asphalt Art Guide”, in cui sono contenuti strumenti, progetti e tattiche per spiegare come fare urbanistica tattica.

CityLab, il sito di urbanistica dell’Atlantic, ha parlato dell’iniziativa di Bloomberg Philantropies in un articolo molto interessante che, già a partire dal titolo, illustra egregiamente i contenuti: “Vuoi delle strade migliori? Basta un po’ di vernice”. L’articolo spiega che negli anni in cui Bloomberg era sindaco, New York riuscì a togliere al traffico quasi un chilometro quadrato di “spazio stradale” per dedicarlo ai pedoni o a chi volesse usarlo per farci qualcosa che non fosse guidare o parcheggiare. CityLab ha scritto che “i colori sull’asfalto possono servire a far rallentare le auto”, facendo cioè in modo più creativo quello che già dovrebbero fare le strisce pedonali, ma anche a “identificare chiaramente gli spazi dei pedoni”.

Milano Piazza Angilberto – Prima e dopo

Il modo più immediato per capire l’impatto dell’urbanistica tattica in una città è vederla direttamente. In merito a una delle piazze “aperte” di Milano negli ultimi mesi – Piazza Angilberto, vicino a Corvetto – il comune di Milano ha dichiarato che “la comparazione dei dati raccolti, prima e dopo la sperimentazione, dimostra che il 71 per cento degli intervistati è d’accordo con la pedonalizzazione, il 52 per cento dichiara di utilizzare più frequentemente la piazza, mentre il 70 per cento vorrebbe che la sperimentazione diventasse permanente”. Il comune ha anche aggiunto che per le piazze Dergano e Angilberto, in cui l’urbanistica tattica era stata applicata soltanto temporaneamente, “è pronto il progetto definitivo che renderà permanente il restyling avviato un anno fa”.

Ma cosa succederebbe a un traffico già congestionato? Sempre il comune di Milano risponde: “Il traffico automobilistico sarà riconfigurato, ma sarà comunque garantito l’accesso alle residenze locali, alle attività, alle scuole e a tutte le attività nell’area del progetto”.

L’architetto e urbanista Matteo Dondé, che da anni si occupa di sperimentazioni di “zone 30“, ha spiegato che molti di questi interventi “che hanno l’obiettivo della sicurezza e riqualificazione urbana, tralasciano la parte fondamentale della moderazione del traffico. Fino a un anno fa di urbanismo tattico non ne parlava nessuno. Ce lo siamo inventati adesso. Se parli di moderazione del traffico la gran parte della gente ti guarda stranita”.

Dondé spiega – citando l’esempio della rivoluzione urbanistica di Barcellona – che “anche il progetto più bello del mondo, se non lo spieghi, non serve”. L’urbanistica tattica è quindi un nome nuovo per pratiche tutt’altro che nuove, che possono partire dal basso o essere decise e implementate dall’alto, con un negoziante che si “riappropria” dello spazio che gli spetta davanti al suo negozio o con una città come Barcellona che prova a realizzare un progetto enorme e decennale.

Possiamo quindi definire l’urbanistica tattica come un modo per cambiare l’aspetto delle nostre città usando diversamente gli spazi. Da tempo il comune di Milano ha iniziato a rinnovare alcune piazze con alberi, fioriere, panchine, tavoli da ping pong e, soprattutto, con tanta vernice, grazie a un programma che si chiama Piazze Aperte avviato nel 2018.

L’esempio di Milano è stato seguito da molte altre città italiane: Torino, Palermo, Roma. Anche se i risultati ancora non sono evidenti, i contributi nei confronti di questo nuovo stile di città sono sempre più importanti, sia dal punto di vista dell’adesione, sia dal punto di vista degli investimenti economici.

Photo Credit: Post.it, Urbanfile.com



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